ViniVeri2017


Le date di ViniVeri, il salone dei “vini secondo natura”, sono fissate: 7, 8, 9 Aprile. Meno di un mese da oggi. Non è ancora noto il catalogo degli espositori, ma c’è da scommetterci che il loro numero non sarà inferiore di quello che ha caratterizzato l’ultima edizione passata: 100 vignaioli, 6 Paesi rappresentati, 500 vini in degustazione.
Potrei fermarmi qui, soddisfatto di segnalare questa importante manifestazione ai pochi lettori di questo blog che già non ne sono informati, ma proverò a indicare qualche motivo per non perderla.
Nella presentazione di “ViniVeri 2016”, Giampiero Bea, presidente del Consorzio, scriveva: “ciò che accomuna i circa centotrenta contadini che potrete incontrare, è la certezza della capacità della natura a concludere in armonia i suoi processi. Noi, senza inquinare ed applicando per intero il bagaglio dei saperi tramandati dai nostri avi, pur aperti all’uso di alcune tecnologie ove se ne riconosce una sana applicazione, intendiamo assumerci la responsabilità di dimostrare come è possibile produrre pregevolezze, e di conseguenza reddito, utilizzando solo i lenti e perfetti ritmi della natura, evitando il devastante uso della chimica di sintesi e le stabilizzazioni forzate.”
Insomma, l’obbiettivo del Consorzio è produrre vini, recuperando il miglior equilibrio tra l’azione dell’uomo e i cicli della natura. Dunque, in vigna: esclusione di diserbanti e disseccanti, di concimi chimici, di trattamenti contro le malattie con prodotti di sintesi, esclusione di viti modificate geneticamente e coltivazione di vitigni autoctoni; in cantina: utilizzazione esclusiva di lieviti presenti sull’uva e nell’ambiente di fermentazione, esclusione di ogni manipolazione tesa ad accelerare e/o rallentare la fermentazione naturale del mosto e del vino e di ogni azione chiarificante e stabilizzante che alteri le caratteristiche organolettiche dei vini.
Prospettiva interessante ed ambiziosa, utile fra l’altro a valorizzare le differenze che danno carattere individuale al vino prodotto dalle stesse uve coltivate su terreni diversi, con pendenze e soleggiamento differenti, esposte a brezze calde o fresche; insomma, prospettiva utile a capire cos’è veramente il “terroir”.
Prospettiva che i produttori, anche artigianali, legati all’enologia interventista, rigettano perché impraticabile o troppo rischiosa, in termini economici e di continuità qualitativa.
Io che sono un semplice bevitore di vino, non ne faccio una questione di schieramento e tornerò anche quest’anno a ViniVeri per assaggiare e farmi un’idea di vini nati da piante alle quali è stato offerto un terreno in equilibrio naturale e creati con lieviti indigeni senza forzature nella fermentazione, senza stabilizzanti e senza sistemi di concentrazione e chiarificazione. Tornerò a ViniVeri anche per farmi raccontare dai vignaioli i loro vini, il loro savoir-faire e la pazienza con cui li aspettano farsi.
Per informazioni: http://www.viniveri.net/

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